La cultura nella strategia della città

di Salvatore Palmeri

Da anni si discute del ruolo fondamentale che la cultura riveste nello sforzo di rinnovare e rigenerare la nostra città. Per molti è forte la convinzione che se Reggio fosse stata proclamata “Capitale della Cultura 2027” di certo si sarebbe fatto un buon passo avanti in questo senso.
Molte altre città come Ancona (per il 2028) e La Spezia (per il 2027) hanno investito in questo scopo, con tutte le loro forze lavorando sin da ora. Noi cosa abbiamo fatto? Ci siamo impegnati in una seria programmazione, come è necessario? No. Abbiamo con grande faciloneria creduto di poter addirittura arrivare alla vittoria, convinti delle nostre potenzialità (che di fatto ci sono), facilmente trascurando di prendere in esame elementi che altre città hanno saputo studiare e approfondire con attenzione.

Perché una cosa è certa: se tu non investi, se non offri una visione strutturata della città, se non dai certezze prima ai cittadini e poi ai turisti, non raggiungi l’obiettivo.
Non puoi identificare la cultura nella insensata organizzazione di sagre, di spettacoli vari, e mai per esempio in significative mostre d’arte, mai concerti importanti, mai in veri progetti capaci di avere una ricaduta nella coscienza nazionale.

La città cosiddetta “culturale” è un concetto sempre più centrale nel dibattito contemporaneo, basta guardare anche realtà molto vicine a noi, basate su una programmazione non dall’oggi al domani: vedi Messina che non più di qualche settimana fa ha visto riconoscere dal Ministero della Cultura il suo Teatro “Vittorio Emanuele” come centro di produzione teatrale, dove per inciso negli anni anche diversi artisti reggini hanno realizzato mostre d’arte venendo sempre bene accolti, dove probabilmente le maestranze che ci lavorano saranno studenti formati nella nostra Accademia di Belle Arti, mentre il nostro teatro langue in un silenzioso degrado culturale.
Il risveglio culturale della nostra Reggio potrà e dovrà nascere da un dibattito propositivo che sappia coinvolgere tutti, a partire dalle Istituzioni scolastiche e dalle realtà delle periferie, cogliendo le origini e le forte identità dei nostri luoghi.

L’investimento programmato nella cultura è un fattore ineludibile per creare quelle condizioni ambientali che favoriscono le potenzialità e le specificità del nostro e di ogni territorio, e soprattutto le eccellenze tipiche: da noi basterebbe pensare, tanto per dire alla potenzialità uniche del bergamotto, ma anche di altre eccellenze come le ceramiche di Seminara scomparse dal
quadro Nazionale delle ceramiche tipiche dei territori, ma anche di tante altre cose oggi marginalizzate che per mancanza di spazio non citiamo.
La progettazione culturale è frutto di un percorso di maturazione collettiva, non è un processo veloce, tutt’altro: può nascere solo dalla costruzione di un futuro condiviso, che valorizzi l’apporto delle diverse voci impegnate in questo processo di crescita, che potrà attuarsi solo se c’è una forte determinazione ad attuarlo, per questo il Polo Civico ha sempre posto la Cultura tra gli obbiettivi primari da colmare.



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