di Salvatore Palmeri
“2025 VIAGGIO NELLA CITTÀ METROPOLITANA DI REGGIO CALABRIA”: questo potrebbe essere il titolo di un documentario che descrive la storia dei luoghi della nostra provincia, dei borghi, delle opere d’arte ai più sconosciute, dei paesaggi dell’Aspromonte, di tutto ciò insomma che rende collante identitario un territorio. Non siamo nei primi anni dell’Ottocento quando Edward Lear illustrava splendidamente la nostra provincia, ma da allora forse solo il mezzo di trasporto è cambiato.
Oggi è ancora un’impresa visitare il territorio reggino senza un itinerario programmato per visitare tutte le bellezze che esistono nella provincia. Si dirà che Monasterace è lontanissima e difficile da collegare, ma lo si dice anche per i Parchi Archeologici di Kaulon, Locri, della Villa Romana del Naniglio o il Parco dei Taureani, e ancora per Roccella, Gerace, Stilo, Bivongi, o altri siti che per motivi di spazio non cito. Quanti dei turisti che son venuti a Reggio avranno visitato questi luoghi anche per contestualizzarli col Museo Reggino? È vero, lo sappiamo che in generale le difficoltà ci sono e magari diverse, le incontriamo anche per andare a Scilla che è carente di parcheggi o per visitare la casa della Cultura di Palmi. Queste sono mancanze ataviche affrontate sempre con superficialità da tutte le amministrazioni, mentre sarebbe doveroso, da parte di chi amministra, programmare almeno le condizioni affinché si possa offrire un giorno ai turisti, e non solo a loro, la possibilità di conoscere e riconoscere la storia dei nostri luoghi.
Purtroppo, non ricordo negli ultimi dieci anni impegni efficaci di ricucitura tra il territorio, che ha certamente significative tradizioni artistiche, basti pensare alla ceramica di Seminara; negli ultimi tempi si è formata presso i cittadini, la concezione di una Reggio restia a comunicare e soprattutto a collaborare con enti e istituzioni che invece a loro volta sollecitano queste collaborazioni indispensabili per una politica turistica rilevante. Ricordo che nel 2017, lavorando a Stilo con la scuola, c’era un fermento eccezionale per la quasi quotidiana presenza di un assessore della Provincia che permise il ritorno della pala d’altare del Battistello Caracciolo, che fu restaurata all’interno della chiesa di San Giovanni Therestis in attesa della ricollocazione nella Chiesa Matrice Santa Maria d’Ognissanti allora non ancora restaurata. Sempre in quel periodo, la Regione in sinergia col Comune finanziò il restauro dell’Altare ligneo Francescano anche questo del XVII sec. (foto 1,2,3), la stupenda Cattolica poi il Castello sul Consilino, la chiesa di San Domenico con i ruderi dell’annesso Convento dove si formò il Campanella. Oggi che la grande opera del Battistello è ritornata nella sua sede, ho percepito, parlando con i cittadini, il riacquistato senso di identità perduto e mi sono chiesto perché tutto questo non canalizzarlo verso iniziative significative che creano indotto? Accanto a Stilo ricorderei anche Gerace, curatissimo borgo normanno dove i Beni Culturali stanno vivendo un momento di assoluto interesse e di rinascita culturale. Questi sono fra i tanti esempi che potrei citare che se messi in rete creerebbero una forza incredibile attuando quella RIVOLUZIONE NORMALE che in Italia è già in atto ed ha portato grandissimi risultati, creando soprattutto possibili posti di lavoro. È attraverso queste esperienze che il Polo Civico spera di attuare un cambiamento nelle coscienze dei cittadini, senza promettere nulla, senza fare altro che lavorare per il futuro delle nuove generazioni, passando attraverso il confronto ed il dialogo con le persone, le Associazioni, i Comitati, le Pro Loco territoriali. Ascoltando sempre le istanze dei cittadini.
